L’inganno dei sensi





Madre natura ha dotato l’uomo, al pari della maggior parte degli animali, di cinque sensi (vista, udito, olfatto, tatto e gusto) con i quali scandagliare l’ambiente esterno alla ricerca di possibili pericoli e minacce per la sopravvivenza. In più rispetto agli animali, gli ha dato la capacità di ragionare sul bene e sul male. Grazie a questa, è possibile spesso riconoscere i limiti dei sensi e prendere una direzione diversa. Riguardo al cibo, da millenni gli animali riconoscono quello adatto loro attraverso i sensi, e l’uomo ha fatto altrettanto, aggiungendo, come dicevamo, la ragione quando necessario; un cibo era buono perché veniva riconosciuto prima di tutto attraverso i suoi profumi e colori, la sua forma, ed infine il gusto. Quando ad esempio un frutto era acido significava che era andato a male. Un cereale poteva fare la muffa, il latte inacidiva, il vino diventava aceto e così via. L’uomo si è sempre fidato dei suoi sensi e della sua esperienza con il cibo e tale consapevolezza è presente ancora oggi nella sua scelta alimentare. Questo può diventare purtroppo un suo punto debole, perché con la tecnologia e la chimica moderna è possibile ingannare i sensi facendo passare per buono e salutare un cibo che invece presenta seri pericoli per la salute. Ne è un esempio un recente scandalo con i latticini, dove si commercializzavano formaggi scaduti aggiungendo una sostanza chimica che mascherava il sapore. Oggi la chimica ha inventato sostanze per ogni necessità; esistono prodotti che alterano il gusto, il profumo, il colore, la consistenza, la durata di un alimento confondendo i sensi del consumatore e commettendo a tutti gli effetti un inganno nei suoi confronti. Il primo senso ad essere ingannato è la vista; l’alimento appare più bello e attraente di quanto non sia veramente. A questo scopo esister una famiglia di sostanze chimiche sono i coloranti, che servono appunto per dare colore quando serve. Così, il salmone affumicato è più arancione, l’hamburger più rosso sanguigno, i gelati più ‘vivi’, le bevande più attraenti. L’inganno è sempre lo stesso: convincere gli occhi della genuinità del prodotto. Un esempio su tutti: lo sciroppo di menta dovrebbe essere bianco, ma in realtà è verde grazie ad un colorante, in modo che richiami la pianta della menta che è appunto verde. Gli occhi quindi vengono ingannati con i coloranti, ma anche con altre sostanze, come la lacca per far brillare le mele. L’olfatto è un altro senso facile da ingannare. Basta fare come alcuni supermercati che mettono nell’aria condizionata il profumo sintetico di pane fresco, e la gente sente maggiormente la fame mentre fa la spesa e riempie il carrello. Allo stesso modo, i profumi sintetici vengono usati sulla frutta e la verdura (vi è mai capitato di comprare un melone profumatissimo che poi non sa di niente?), nei vini e in generale in tutti i cibi che di natura hanno un profumo forte. Il gusto è sicuramente il senso più importante per stabilire la genuinità di un alimento, e difatti qui si concentrano la maggior parte delle sostanze chimiche e quindi degli inganni. Stiamo parlando soprattutto dei cosiddetti ‘aromi’; ne esistono due categorie: A) aromi naturali – che di naturale non hanno nulla ma si chiamano così solo perché richiamano un sapore esistente in natura (ad esempio la vanillina). B) gli aromi chimici veri e propri (chiamati semplicemente ‘aromi’) che hanno sapori differenti e del tutto innaturali (ne sono un esempio le caramelle). A cosa servono tutti questi aromi? A dare gusto ad un cibo che diversamente sarebbe insapore a causa della lavorazione industriale o della bassa qualità delle materie prime. Troviamo quindi aromi nelle marmellate, nella cioccolata, nelle salse, nella pasticceria, nel dolciumi, nelle bevande, nei prodotti in scatola, nei gelati, nella carne e nel pesce confezionato, praticamente in quasi ogni prodotto industriale. Una altra famiglia di sostanze chimiche particolari sono gli antiacidificanti (il più conosciuto è l’acido ascorbico). Queste sostanze impediscono che il cibo prenda un gusto acido man mano che va a male. In questo modo il consumatore rimane convinto di consumare un alimento sano e fresco. Tali sostanze sono presenti nelle marmellate, nelle passate di pomodoro, nei succhi di frutta, nei prodotti in scatola e in vetro (il mais ad esempio) e in generale in tutti i prodotti alimentari a lunga conservazione. Abbiamo ancora il tatto e l’udito: come è possibile ingannarli? Esistono sostanze chimiche che mantengono croccanti gli alimenti in modo che toccandoli appaiono freschi, ed esistono sostanze e strumenti che hanno l’unico scopo di fare un rumore che appaia familiare… L’elenco dei possibili inganni è quasi infinito e lo spazio a disposizione non ci permette di approfondire, però quanto detto basta per una semplice conclusione: il consumatore non può più fare affidamento sui suoi sensi per riconoscere un cibo sano e salutare, in quanto l’uomo ha trovato il modo per ingannarli. Ed ecco allora la ragione: madre natura ci ha dato questo ‘sesto’ senso che ci permette di capire quando è presente un inganno. Come è possibile infatti che le mele acquistate in certi negozi brillino quando quelle appese agli alberi sono opache? Perché le marmellate fatte in casa hanno sempre colori diversi da quelle comprate? Invece di acquistare ingenuamente convinti dei messaggi pubblicitari o di come viene presentato il prodotto, ragioniamo e ci accorgeremo che ‘non è tutto oro quello che luccica!’, ed eviteremo così di introdurre nel nostro corpo sostanze chimiche molto spesso estremamente dannose per la salute.

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